Diniego accesso agli atti relativi alla tendopoli

Comunicato Stampa

Diniego accesso agli atti relativi alla tendopoli

Leggendo sui quotidiani gli esiti dell’incontro tra l’assessore regionale Torrenti ed il Prefetto di Udine, dott. Zappalorto,avvenuto martedì 22 settembre, ci è sembrato davvero strano ricevere quello stesso giorno dalla Prefettura di Udine un clamoroso diniego circa la nostra richiesta di accesso agli atti riguardanti la tendopoli per richiedenti asilo, allestita presso la caserma Cavarzerani.

Strano, poiché nelle stesse ore in cui il dott. Zappalorto conveniva che “i centri per l’accoglienza primaria in Regione non debbano essere equiparati a dei centri di permanenza”, il suo ufficio sanciva che l’associazione Ospiti In Arrivo non aveva alcun diritto di consultazione degli atti legali che dovrebbero stabilire proprio quella differenza.

Le ragioni addotte per questo rifiuto, poi, ci sorprendono particolarmente: in primis, come associazione “non accreditata per l’esercizio dei servizi di accoglienza”, secondo il Prefetto, non avremmo il diritto di consultare atti che per la natura delle risorse finanziarie utilizzate ed in nome del principio di trasparenza dovrebbero essere di pubblico dominio.

In secondo luogo, anche se da più di un anno prestiamo servizio volontario e quotidiano di assistenza ai richiedenti asilo, secondo la Prefettura “non siamo portatori di un interesse diretto ed immediato” nel campo dell’accoglienza.

Certo, se l’accezione del termine “interesse” è economica, allora no, non ne siamo davvero portatori e non lo saremo mai. Ma sugli “interessi” vivi e reali, sulle esigenze dirette ed immediate dei circa mille richiedenti asilo assistiti fino ad oggi, un minimo di esperienza l’abbiamo maturata: anche in questi giorni, ad esempio, la distribuzione delle coperte e dei vestiti per i ragazzi non accolti in tendopoli viene quotidianamente effettuata solo dai nostri volontari.

Constatiamo, quindi, che per l’ennesima volta di fronte a semplici richieste di chiarimenti o delucidazioni sulle regole che governano la gestione dell’accoglienza in città, la reazione è il silenzio o la dissuasione per via burocratica.

Strumenti controproducenti per la realizzazione della tanto agognata “accoglienza diffusa” e che con il sopraggiungere delle future emergenze invernali rischiano di farci perdere di vista quello che dovrebbe essere l’unico fine del diritto di asilo: la tutela del rifugiato ed il pieno riconoscimento sociale del suo status.