Indagini su Ospiti in Arrivo

Comunicato Stampa

Ospiti in Arrivo risponde alle dichiarazioni dell’assessore Torrenti

 

L’Associazione che da più di un anno si occupa della prima assistenza dei richiedenti asilo a Udine replica all’ennesimo attacco al suo operato e racconta una versione diversa dei fatti della settimana appena trascorsa

UDINE, 3 APRILE 2016 – L’Associazione Ospiti in Arrivo, nel ribadire la sua denuncia di fronte alla cronica situazione di emergenza per la mancanza in città di strutture di prima accoglienza adeguate per i richiedenti asilo, desidera rispondere alle dichiarazioni dell’assessore regionale Gianni Torrenti, pubblicate all’interno dell’articolo di Alessandra Ceschia L’accoglienza non si fa nel sottopasso («Messaggero Veneto» di domenica 3 aprile).

Ospiti in Arrivo non ha mai ritenuto il sottopasso della stazione ferroviaria una soluzione stabile, anzi, denuncia da sempre la totale inadeguatezza del luogo: le attività serali di assistenza, con la distribuzione di tè caldo, biscotti e coperte, non possono ragionevolmente essere lette come un tentativo di dare stanzialità a persone che per legge avrebbero diritto a un’accoglienza diversa, ma come una risposta dal basso alle inadempienze delle istituzioni. A tale proposito l’associazione manifesta il proprio sdegno per quanto affermato dall’assessore Torrenti, con particolare riferimento alla dichiarazione «È del tutto inopportuno che ci siano dei volontari che ritengono questa una soluzione stabile, tanto da portare in un sottopasso ferroviario coperte o cibo una situazione di disagio […]Non vi sarebbero disagi di alcun tipo se non venissero proposte forme di accoglienza del tutto improvvide che, a lungo andare, imporranno la chiusura del sottopasso, almeno per un periodo, pur creando disagi all’utenza », quando l’attività promossa nasce proprio per sopperire all’inerzia delle istituzioni preposte all’accoglienza. Da molti mesi la stazione di Udine è il punto d’arrivo dei richiedenti asilo in città, uno snodo centrale che però non ha mai catalizzato l’attenzione né del Prefetto né della Questura (alle quali Ospiti in Arrivo ha fornito per mesi, ogni sera, dati e statistiche di arrivo senza mai ricevere risposta). Fin dall’ inizio del proprio operato, Ospiti in Arrivo denuncia la situazione di mancata accoglienza e chiede che si trovi una soluzione alternativa sul lungo periodo. Situazione per altro portata all’attenzione della Regione a seguito della lettera datata 21 novembre 2015 che Don Pierluigi Di Piazza ha indirizzato ai componenti della Giunta e del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia e sottoscritta da più di trenta associazioni.

L’Associazione, per dovere di cronaca, intende offrire inoltre alcune delucidazioni in merito a quanto avvenuto nell’ultima settimana, essendo stata presente – pur senza essere stata avvertita – al trasferimento dei richiedenti asilo alla caserma Cavarzerani di martedì 29 marzo, svolto con efficienza dalla Croce Rossa con l’attenzione della stampa locale, ma anche al mancato trasferimento di chi è arrivato in città tra mercoledì 30 marzo e sabato 2 aprile.

Mercoledì 30 marzo, infatti, alle 22.00 i richiedenti asilo sono stati invitati dalla Polizia (in italiano e in assenza di interprete) a recarsi a piedi senza alcuna indicazione – se non quelle dei volontari di Ospiti in Arrivo – alla tendopoli, dove hanno comunque aspettato fino alle 23.45 prima di poter accedere. Nelle serate di giovedì, venerdì e sabato, i volontari dell’Associazione si sono invece trovati nuovamente soli, e l’unica ragione per cui nessuno ha dormito all’addiaccio è stata la presenza di posti letto presso il dormitorio di via Marangoni allestito dalla Caritas, con la quale l’Associazione dialoga da lungo tempo e proficuamente. Questo intervento è arrivato dopo mesi di totale assenza da parte delle autorità competenti e rimane tuttora oscura la prassi che verrà attuata nel prossimo futuro. Alla richiesta di spiegazioni, infatti, da parte dell’Associazione, nessuno tra i funzionari presenti ha saputo rispondere quale sarebbe stata la procedura d’ora in avanti, aggiungendo che sarebbe comunque difficile pensare al trasporto sistematico delle persone fuori accoglienza dalla stazione alla tendopoli.

L’Associazione Ospiti in Arrivo, rinnovando la sua volontà di confronto con le istituzioni, volontà che auspica dal momento stesso della sua nascita ma che non ha mai trovato alcuna risposta, continuerà la propria attività volta a monitorare e raccontare i fatti concernenti l’accoglienza, finché non verranno prese misure tempestive e rispettose dei diritti delle persone coinvolte.