Spazi di parola

Spazio di F.

di F. e a cura di Lorenzo Scalchi

In questa nuova rubrica, Spazi di parola, proporremo periodicamente una serie di messaggi, storie, testimonianze di persone che richiedono asilo o che sono già titolari di qualche forma di protezione. Pensiamo che sia estremamente urgente lasciare ai nuovi ospiti degli strumenti per avvicinarsi alla società italiana. Constatiamo, infatti, che delle migrazioni si parla molto: sui giornali, alla televisione, sulla rete, nelle relazioni di vicinato. Ma questo discorso pubblico SULLA migrazione non parla né AI nuovi ospiti né CON i nuovi ospiti. La conseguenza è un dibattito sterile, etnocentrico e strumentale, perché rischia di confrontarsi esclusivamente su un certo tipo problemi, su un certo tipo di visioni, su un certo tipo di bisogni: i “nostri”, che sempre più spesso sono espressi da luoghi comuni, dal linguaggio dei media mainstream, dal linguaggio del potereNon vogliamo illuderci: anche se questa rubrica è un primo supporto, uno spazio di espressione, d’interazione e comunicazione, il vero gioco lo vivono quotidianamente i protagonisti, nelle loro interazioni quotidiane.

Il primo a parlarci è F., un ragazzo afghano richiedente protezione internazionale, che ringraziamo per aver accettato l’invito a scrivere questo testo. Per molti motivi gli garantiamo l’anonimato.

 

Vengo dall’Afghanistan e sono in Italia da diversi mesi. Quando sono arrivato in Italia ero molto felice. Pensavo che è un posto dove io volevo andare e ora sono qui. Sul viaggio ho incontrato tante persone, stranieri come me, e sempre chiedevo loro dove e in quale paese io dovevo andare perché io da solo volevo partire dall’Afghanistan. Non potevo stare li a causa della guerra e non sapevo, dove devo andare? Per quello sempre chiedevo alle persone che incontravo sul viaggio e loro mi dicevano: “Vai in Italia perché é buon paese e anche gli italiani sono molto buoni e socievoli”. Quindi ho deciso di andare in Italia e un giorno sono arrivato e purtroppo non era cosi come sul viaggio le persone dicevano.

Sono entrato nella caserma campo Cavarzerani e lì ho visto che alcuni operatori si comportavano molto male con i rifiugiati, ma non tutti peró. Ogni tanto la situazione del campo era malissimo e non c’era acqua calda, noi sempre facevamo la doccia con l’acqua fredda. La condizione dei bagni era così e nessuno voleva andarci. Peró non avevamo scelta e dovevamo usare quei bagni. Sono stato tre mesi in caserma Cavarzerani in quella condizione.

Se parlo del mondo fuori dal campo vedo che anche fuori tante persone non vogliono che noi siamo qui e alcuni di loro si camportano molto male con noi, ma non tutti. Quando vedo i ragazzi mi viene voglia di parlare con loro, conoscerli e fare amicizia, ma ho sempre paura che forse a loro non piace parlare con noi. Per quello non parlo con loro, perché ho provato a parlare e a fare amicizia, ma loro non vogliono fare amicizia con gli stranieri. Quando mi sono spostato dal campo in una casa c’erano due vicini di casa. Anche con loro ho provato a parlare e sempre, quando li vedevo, li salutavo e volevo parlare con loro ma non rispondevano e dopo alcuni giorni sono andati via ad abitare. Forse non volevano stare vicini di casa degli stranieri, oppure avevano paura di noi, come gli altri, peró non tutti sono come loro.

Ho studiato volentieri italiano al circolo MissKappa e lì ho conosciuto tante persone, avuto tanti amici che sono persone molto buone e saranno i miei amici per sempre. Anche loro sono italiani ma sono buone persone e per quello dico che non tutti sono uguali. Ci sono sempre buoni e cattivi, quando io sono con quelli buoni, gli amici, non vedo e non mi sembra che nessuna persona è cattiva, perché loro sono così buone persone che mi dimentico delle cattive. Voglio dire che ci sono alcuni cattivi rifiugiati, ma non tutti, come ci sono alcuni cattivi italiani, ma non tutti. Per questo dico che se una persona fa male non vuol dire che tutti fanno male.

Soltanto adesso sono abituato a vivere così e qui sono felice, ho conosciuto alcuni gli italiani al MissKappa e anche fuori dalla scuola e adesso sono i miei amici e per me saranno sempre i miei amici.

Io ringrazio l’Italia per darmi questa vita.

F.