Libri in valigia

Una rubrica sui libri che raccontano i migranti

La frontiera addosso. Così si deportano i diritti umani.

di Simona Piemonte

«Se l’Europa è una fortezza, e per molti una prigione, l’Italia può essere peggio di un incubo: può essere un brutto risveglio. Qualcosa da cui non puoi uscire. Una cintura militare fatta di armi, diritti negati, omicidio, carcere, tortura, disegna i confini attuali di tutta l’Europa, quelli che devono garantire il benessere di chi è all’interno. Questa è l’Europa. L’importante è che il meccanismo non sia troppo vistoso. L’importante è che tutto sia fatto prima che il nostro sguardo lo intercetti. La frontiera non è più un luogo: è una colpa, una condanna, qualcosa che chi ha avuto la sfortuna di incontrare non si toglierà mai più di dosso».
Luca Rastello ci lascia una importante eredità fatta di storie, reportage, inchieste attuali più che mai e un bagaglio di strumenti utili a chiunque voglia approfondire certe tematiche andando oltre le apparenze e le molteplici forme di retorica.
Un uomo che è sempre stato scomodo, sin da quando da reporter aveva denunciato la complicità di alcune potenze europee negli orribili massacri in Bosnia, o quando aveva evidenziato, argomentando le sue prese di posizione a seguito di un sopralluogo sul ‘corridoio 5’, la totale inutilità della TAV. Fino al suo recente libro I buoni, in cui da ex cooperante prende le distanze dal mondo del volontariato e ne racconta gli aspetti più marci e mafiosi.
Ne La frontiera addosso, il giornalista ricostruisce con dovizia di dati, fonti e statistiche, il fenomeno migratorio e racconta di come questo viene gestito sui confini europei.

Una citazione tratta dal primo capitolo del libro (p. 3)

Ogni giorno, nelle zone interessate da transiti o sbarchi di migranti, vengono ignorati trattati internazionali come la Carta dei diritti dell’uomo e la Convenzione di Ginevra, lasciando libero arbitrio a chi è incaricato di vigilare sui confini europei o di prendere in carico le richieste di asilo.
Di fatto è in atto «una guerra strisciante, clandestina contro coloro che cercano di raggiungere i confini d’Europa per esercitare il diritto d’asilo. Contro persone che fuggono da guerre, da persecuzioni, politiche, religiose, razziali e anche di genere, per cercare di raggiungere una terra dove vivere dignitosamente».
A chi ha modo di avvicinarsi a qualche migrante, e ha occasione di ascoltare la sua personale storia di viaggio, capita spesso di constatare che i racconti sono ricchi di situazioni paradossali e contraddittorie che nulla hanno a che vedere con la logica degli iter legislativi.
Sempre più Paesi riconoscono la Convenzione di Ginevra ma tendono ad aggirare la Convenzione di Dublino.
Accade così che i richiedenti asilo vengano rimpallati da un Paese all’altro, per l’esame delle richieste o per la verifica dei requisiti, e Rastello nei diversi capitoli ci dettaglia il meccanismo alquanto contorto che c’è dietro.
Tutto questo evidenzia come il sistema sia volto a ‘clandestinizzare’ in modo coatto, fa emergere come la catena giuridica e burocratica presenti delle falle e come sia facile cadere in buchi neri dai quali uscirne è difficoltoso.
Si tende inoltre a dimenticare che il richiedente asilo non è un clandestino, in quanto “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza […] il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni” – Dichiarazione Universale del 1948 alla quale poi segue come naturale completamento la Convenzione di Ginevra sul Diritto di asilo del 1951.
Inoltre sono ancora in molti a sottolineare in modo riduttivo che un determinato Paese ‘non è in guerra’, e sarebbe buona cosa per questi conoscere la formula della Convenzione di Ginevra dove si afferma che per ottenere asilo è necessario dimostrare l’esistenza di un giustificato timore di persecuzione, per ragioni di razza, religione, cittadinanza, appartenenza sociale, opinioni politiche, o anche identità di genere, dove per persecuzione si intende una persecuzione individuale e non un generico contesto di violenza o povertà.
Formula che certamente lascia spazio a libere interpretazioni e ad applicazioni arbitrarie ma che di fatto non è così ristretta come alcuni credono.
Questo libro si struttura in diversi capitoli tutti a mio avviso con peso di pari importanza, da ultima ma molto utile, si trova la sezione ‘Richiesta d’asilo, istruzioni per l’uso’, un vademecum di buone pratiche che è una vera e propria guida per i richiedenti asilo e per chi intende dare loro aiuto nell’espletamento delle burocrazie.
La lettura di questi due libri, La frontiera addosso di cui vi ho parlato e I buoni di cui vi ho solo fatto cenno, è stata piuttosto utile, a volte dura, altre volte quasi stomachevole come nel caso de I buoni, ma davvero esaustiva.
Concludo questo mio post con un pensiero di Luca Rastello, «uno di quei pensieri da rimuovere con cura, uno di quei pensieri molesti che ti si fermano in testa durante i momenti di insofferenza per il mondo: quello di una vita fondata sulla rimozione, di una civiltà fondata sulla rimozione, e soprattutto sulla rimozione dei massacri».
Con questo non dovremo mai abituarci a convivere.

 

bakeka
La frontiera addosso. Così si deportano i diritti umani è scritto da Luca Rastello
Pagine: 279
Qui potete leggerne alcune pagine

Luca Rastello, nato nel 1961, è prematuramente scomparso nel 2015 dopo una lunga malattia. Scrittore, giornalista e reporter, ha lavorato nei Balcani, nel Caucaso, in Asia Centrale, Africa e Sudamerica. Specializzato in economia criminale e relazioni internazionali, aveva diretto i mensili Narcomafie e Osservatorio Balcani e Caucaso e ha lavorato come inviato per il settimanale Diario e nelle redazioni de La Repubblica.

Video-intervista su youtube La parola all’autore

Dello stesso autore d’obbligo un cenno a I buoni, un attuale, spietato quanto vero, ritratto della retorica del bene, di cui potete leggere in questa rassegna stampa

Il libro è edito da Editori Laterza

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